Non fatevi ingannare dall'aggettivo "Folk" accostato al black metal tirato in ballo per dare un'idea
della formidabile musica proposta in questo album. Qui non troverete danzerecci ritmi da festa della birra, nè inni pagani o presunti tali: "solo" un sound atmosferico, variegato, prepotentemente personale ed affascinante, che fa uso, tra le altre cose, di toccanti chitarre acustiche per rimarcare la propria unicità.
Brani lunghi, ma articolati e mai noiosi o prevedibili, in cui emergono ora malinconici arpeggi, ora tastiere teatrali, ora toccanti inserti di pianoforte, uniti a deliziose sfuriate black metal d'impatto.
Un drumming preciso e geniale si rivela fondamentale per guidarci in cambi di tempo e mood al limite della schizofrenia, laddove si passa da parti rallentate e sognanti, ricche di pathos, ad improvvise accelerazioni che giungono totalmente senza preavviso appositamente per tenere alto il coinvolgimento dell'ascoltatore. Su tutto, svetta la voce di Eviga (rigorosamente in lingua madre), che passa con disinvoltura da suadenti linee vocali pulite, a malefici sussurri, passando per più canonici screaming.
'Reime faucht der Marchensarg' è uno dei picchi creativi di questo album: evocativa, a tratti fiabesca; sorprendenti i passaggi intermedi dove tastiere sognanti fungono da sottofondo ad un pianoforte ipnotico che accompagna la duttile voce del già citato mastermind. Passaggi che conseguentemente si sviluppano in maniera spiazzante ma che non presenta mai, e dico mai, un calo di tensione!
La successiva 'Federstrich in grabesnahe' conquista subito col suo incedere incalzante e spavaldo in acustico, per poi regalarci dei momenti memorabili con un'improvvisa virata verso tempi sempre più lenti ed un feeling che si fa inesorabilmente sempre più malinconico, quasi straniante.
Impossibile non lasciarsi catturare dalla successiva 'Leben lechzend herzgefluster', un condensato di follia, estro e passione.
Spetta invece a 'Woran erkennt mich deine Sehnsucht morgen' il compito di congedarci da questo piccolo gioiello di
album: un inizio commovente di sola voce e chitarra acustica, il cui idillio viene però bruscamente interrotto da un crescendo inquietante che lascia conseguentemente di nuovo spazio ad armonie soffuse, le quali sfumano dolcemente in un fade out che lascia quasi spossati. Sound personale, creatività, tecnica usata (e mai abusata) in maniera intelligente e fantasia: serve altro per creare un capolavoro?
Hagalaz
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